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Tipi di memoria

Quello che comunemente conosciamo come memoria (ricordare qualcosa) è di solito un concetto generale, perché di solito si parla di memoria a lungo termine.

Ma ci sono altri tipi di memoria, come la memoria a breve termine e la memoria sensoriale, che sono coinvolti nella formazione di questa memoria più duratura.

Una memoria o molti tipi di memoria?

Se riflettiamo sulle capacità degli esseri umani, è molto probabile che arriveremo alla conclusione che la nostra specie è caratterizzata da una buona memoria. Ogni giorno impariamo e memorizziamo cose sull’ambiente in cui viviamo: chi è il nuovo presidente di un paese lontano, dove possiamo trovare un parco nazionale le cui foto ci hanno sorpreso, qual è il significato di una parola che non conoscevamo, ecc.

Rispetto alla nostra, il ricordo del resto degli animali sembra diventare più piccolo. Alla fine, non hanno un linguaggio da cui memorizzare concetti complessi che si riferiscono a elementi che non hanno visto direttamente. Ma… Sei sicuro che sia solo la memoria?

Dopo tutto, molti uccelli migratori memorizzano a memoria i luoghi che devono attraversare per percorrere migliaia di chilometri ogni anno nel loro viaggio da nord a sud e ritorno. Allo stesso modo, i salmoni memorizzano il punto di un fiume in cui devono deporre le uova e vi arrivano, dopo molto sforzo e tempo trascorso in mare. Questi esempi non sono forse la prova che esistono diversi tipi di memoria?

I tipi di memoria

I diversi tipi di memoria hanno un loro particolare modo di lavorare, ma tutti collaborano al processo di memorizzazione. La memoria ci aiuta ad adattarci al nostro ambiente e ci segna per definire chi siamo, la nostra identità. Senza di essa non saremmo in grado di imparare, né di dare un senso al nostro ambiente o a noi stessi.

tipi di memoria

Ma quali tipi di memoria esistono? Quali sono le fasi della memoria? Ora risponderemo a queste domande e spiegheremo come funziona la memoria umana e come ci permette di ricordare eventi, dati, esperienze ed emozioni che abbiamo vissuto in passato.

Prime ricerche sulla memoria

La prima ricerca sulla memoria ha origine dagli studi di Hermann Ebbinghaus, uno psicologo tedesco che alla fine del XIX secolo ha cercato di decifrare le leggi fondamentali della memoria studiando sillabe senza senso (BAT, SIT, HET).

La teoria della memoria di Ebbinghaus

Uno dei suoi risultati più notevoli fu la dimostrazione che le funzioni mentali superiori potevano essere studiate in laboratorio in modo scientifico. Ha anche concluso che c’è una “curva dell’oblio”, che mostra il deterioramento della memoria nel tempo dal momento dell’apprendimento. Inoltre, ha formulato un modello teorico in cui sostiene che il meccanismo della memoria richiede la ripetizione, in modo che i dati che ricordiamo siano associati tra loro.

Bartlett porta lo studio della memoria fuori dal laboratorio

Ebbinghaus riuscì a far utilizzare per molti decenni il suo approccio, che fu chiamato “la tradizione dell’apprendimento verbale”, ma nel 1932 Sir Frederick Bartlett iniziò i suoi studi sul funzionamento della memoria in ambienti naturali (Ebbinghaus condusse i suoi studi sulla memoria in laboratorio), dando vita a un nuovo paradigma. Barlett, invece di usare sillabe senza senso, ha usato le storie, e ha introdotto la teoria degli schemi nella sua ricerca per spiegare la sua influenza sui ricordi.

Inoltre, ha proposto che gli esseri umani ricordino attraverso un’impressione generale con alcuni dettagli, e che da tali componenti costruiscano una versione considerata vicina all’originale; la memoria funziona con schemi, non con repliche fedeli. Sebbene sia stato criticato per la sua mancanza di rigore metodologico e statistico, si distingue per la sua adesione alla teoria costruttivista della memoria e per il suo contributo alla formazione culturale della memoria.

Miller e il paradigma attuale di come immagazziniamo i ricordi

Due decenni dopo, nel 1956, George Miller dimostrò che le persone possono conservare da 5 a 7 elementi alla volta nella memoria a breve termine. Questi elementi possono essere una singola lettera, un numero, una parola o un’idea. Oggi c’è un certo consenso nella psicologia cognitiva sul fatto che una persona interpreta le informazioni sulla base di conoscenze precedenti, e quindi costruisce i propri ricordi.

memoria

Per questo motivo è importante sottolineare che non tutti i fatti vissuti vengono memorizzati, poiché esiste una selezione di fatti rilevanti, e ciò che non è interessante viene eliminato. Inoltre, i fatti vissuti subiscono un processo di strutturazione e interpretazione e, quindi, ciò che viene ricordato è una realtà percepita.

Gli esperti nello studio della memoria concordano sul fatto che non solo la corteccia cerebrale è coinvolta nel processo della memoria, ma anche altre aree cerebrali sono coinvolte in questo processo, per esempio il sistema limbico. È stato anche dimostrato che l’emisfero sinistro elabora le informazioni verbali, mentre l’emisfero destro elabora le informazioni visive. La capacità di conservare le parole è meno della capacità di ricordare le immagini.

Fasi della memoria: codifica, memorizzazione e recupero

Come ha dimostrato Brenda Milner dopo le sue ricerche su pazienti con disturbi della memoria, la memoria non si trova in un luogo specifico del cervello, ma è costituita da diversi sistemi che permettono le cosiddette tre fasi della memoria: codifica, memorizzazione e recupero.

  • La codifica è il processo in cui le informazioni vengono preparate per la memorizzazione. In questa prima fase della memoria, la concentrazione, l’attenzione e la motivazione dell’individuo sono molto importanti.
  • La memorizzazione consiste nel conservare i dati nella memoria per un uso successivo.
  • Il recupero ci permette di trovare le informazioni quando ne abbiamo bisogno, cioè di ricordare.

Classificazione e tipi di memoria

Esistono diversi tipi di memoria, e William James (1890) è stato un pioniere nel formulare la distinzione tra di essi, poiché ha concluso che esisteva una memoria primaria e una secondaria.

In seguito è apparsa la cosiddetta teoria del multistorage di Richard Atkinson e Richard Shiffrin, che comprende che l’informazione passa attraverso diversi depositi di memoria mentre viene elaborata. Secondo questa teoria, abbiamo tre diversi tipi di memoria: memoria sensoriale, memoria a breve termine (SCM) e memoria a lungo termine (LTM). La memoria primaria e secondaria di James si riferisce rispettivamente a SCM e LTM.

Memoria sensoriale

La memoria sensoriale, che ci raggiunge attraverso i sensi, è una memoria molto breve (dura tra i 200 e i 300 millisecondi) e scompare immediatamente o viene trasmessa alla memoria a breve termine.

Le informazioni mnesiche rimangono per tutto il tempo necessario per essere selezionate e identificate per l’ulteriore elaborazione. La sua utilità ha quindi a che fare con il qui e ora, con tutto ciò che accade nel momento presente e al quale si deve reagire in tempo reale. Le informazioni possono essere visive (iconiche), uditive (eco), olfattive, ecc.

Memoria a breve termine

Quando le informazioni nella memoria sensoriale sono state selezionate e curate, vanno nella memoria a breve termine, chiamata anche memoria operativa o memoria di lavoro. La sua capacità è limitata (7+-2 voci), e svolge due funzioni. Da un lato, tiene conto delle informazioni quando queste non sono presenti. D’altra parte, può manipolare quell’informazione permettendogli di intervenire in altri processi cognitivi superiori, e quindi non è un semplice “cassetto della memoria”.

Baddeley e Hitch, nel 1974, invece di chiamarla “memoria a breve termine”, la chiamarono memoria di lavoro per la sua importanza funzionale nell’elaborazione cognitiva, in quanto permette di svolgere compiti cognitivi come il ragionamento, la comprensione e la soluzione di problemi. Questo concetto abbandona l’idea che la memoria a lungo termine dipenda dalla memoria a breve termine, e questo tipo di memoria è frammentata in quattro sottocomponenti:

  • Anello fonologico: è un sistema specializzato che opera con informazioni verbali, e permette di mantenere il discorso interno che è coinvolto nella memoria a breve termine. L’anello fonologico interverrebbe nella lettura o nell’apprendimento di un numero di telefono.
  • Agenda visuospaziale: opera in modo simile al ciclo fonologico, ma la sua funzione è il mantenimento attivo delle informazioni, ma in questo caso con un formato di immagini, visuospaziale. L’agenda visuospaziale interverrebbe, per esempio, nell’apprendimento di un itinerario.
  • Archivio episodico: questo sistema integra informazioni provenienti da diverse fonti, in modo da creare una rappresentazione multimodale (visiva, spaziale e verbale) e temporale della situazione attuale.
  • Sistema esecutivo: la sua funzione è quella di controllare e regolare l’intero sistema di memoria operativa.

Memoria a lungo termine

La memoria a lungo termine consente di memorizzare le informazioni in modo permanente e possiamo classificarle in memoria implicita ed esplicita.

Memoria implicita

La memoria implicita (chiamata anche memoria procedurale) viene memorizzata inconsciamente. È coinvolto nell’apprendimento di varie competenze e si attiva automaticamente. Andare in bicicletta o guidare l’auto non sarebbe possibile senza questo tipo di memoria.

Memoria esplicita

La memoria esplicita o dichiarativa è associata alla coscienza, o almeno alla percezione cosciente. Comprende la conoscenza oggettiva delle persone, dei luoghi e delle cose e cosa significa. Si distinguono quindi due tipi: la memoria semantica e quella episodica.

  • Memoria semantica: si riferisce alle informazioni mnestiche che abbiamo accumulato nel corso della nostra vita. È la conoscenza del mondo esterno (storica, geografica o scientifica), i nomi delle persone e delle cose, e il loro significato, che abbiamo imparato nel corso della nostra vita. Questo tipo di memoria è necessario per l’uso del linguaggio. Sapere che Madrid è la capitale della Spagna è un esempio di questo tipo di memoria.
  • Memoria episodica: È la memoria autobiografica che ci permette di ricordare eventi specifici o esperienze personali, come il primo giorno di scuola, il nostro 18° compleanno o il primo giorno di università.

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